Alessitimia al bagno
- Domani andiamo in piscina?
Richieste come questa mettono in crisi la tradizionale ignavia dell'alessitimico*.
Da un lato c'è la rassicurante risposta jolly "è uguale", che è l'atteggiamento innato verso quasi tutto ciò che mi circonda, falsamente giustificata dal fatto che devo sforzarmi di farmi trascinare coinvolgere in qualche attività, ogni tanto, per verificare se sia ancora vivo.
Dall'altro lato, però, neanche l'alessitimia* mi può aiutare dal considerare luoghi come la piscina uno dei gironi dell'inferno.
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| Stavo per aggiungere il girone "Piscina", poi mi sono accorto che in realtà c'era già, alla voce "Flegotonte" |
Sarebbe facile a questo punto virare il post verso un'organica invettiva contro piscine, spiagge, e qualunque altro luogo di aggregazione sociale in cui improvvisamente, quanto misteriosamente, gironzolare in mutande, rotolarsi nel fango/sabbia, mangiare per terra, bagnarsi con acqua sporca diventi socialmente accettabile/auspicabile. Agli occhi di un bambino è difficile giustificare come mai quando tutte queste attività vengono svolte in qualunque altro luogo, si becca un ceffone, ma se invece non le fa in spiaggia, si becca lo stesso il ceffone. Sono lieto che in me sia rimasto ancora un po' di fanciullino.
Comunque no, non mi farò tentare, perché questo è un blog psicoterapeutico, non certo l'ennesimo sfogo di un blogger frustrato che pensa di avere tanto da dire al mondo (e che questo "tanto" sia così interessante da voler essere letto dal mondo... ma affronteremo questo tema quando avrò capito come gestire il paradosso di odiare i blog + essere diventato un blogger).
Lo scopo di oggi, invece, è capire:
1) Che cosa generi in me tanto xyz in queste situazioni
2) Descrivere tale xyz (perché da alessitimico*, si presuppone che io provi solamente un'indistinta macchia emotiva, senza forma, colore, odore, suono, consistenza, sapore, peso molecolare o numero atomico). La prima parola che mi viene in mente è disagio, ma probabilmente non è il termine giusto.
3) Capire in che modo i miei genitori siano responsabili dell'xyz che provo in piscina (perché pare sia sempre colpa dei genitori)
4) Perché questo si associ all'essere gay, all'autoerotismo ossessivo-compulsivo, al feticismo o ad altre (legittime o illegittime) pratiche sessuali [Modulo avanzato di psicologia, non di mia competenza]
Quindi... cominciamo.
1- L'origine dell'xyz
a) La preparazione: sapere che domani si va in piscina, implica che devo ORGANIZZARMI. L'organizzazione prevederà il recupero del materiale da piscina, sepolto da qualche parte nel guardaroba, ma soprattutto pensare a tutto ciò che potrà servire per la piscina, dal bagnoschiuma alla ciabatta gommata. Il primo è un non-problema, perché il guardaroba di un alessitimico* è contenuto in massimo un paio di scaffali e un cassetto per il cambio di stagione. Se la roba non è lì, significa che non c'è più, risucchiata da uno dei buchi neri che si aprono ad ogni trasferimento e che sono fatti della stessa materia del "ora mi sono rotto il cazzo e butto tutto". Il secondo mette sempre in crisi l'alessitimico. Forse è la paura di dimenticare qualcosa? O la paura di non avere sempre tutto sotto il proprio controllo? O la fatica di dover rifare una lista di cose da portare, che mi ripropongo sempre di scrivere da qualche parte per non doverla ogni volta rifare, ma che puntualmente non faccio. Non lo so, comunque non riesco a mettere in borsa 2 robe 5 minuti prima di partire, e questo mi crea xyz.
b) La partenza: mi sarò scordato qualcosa? E quale auto è meglio prendere? Nell'equazione in cui ho inserito tutti i PRO e i CONTRO di prendere l'una o l'altra, avrò inserito tutte le variabili? E se per caso il PRO di una soluzione invece era superiore di 0.001 punti, rispetto all'altra che poi ho adottato?
c) L'arrivo: non conosco il posto, quale sarà la procedura che garantirà una perfetta esecuzione in termini di: ottimizzazione tempi, rispetto delle norme di buon senso e quelle specifiche del locale, limitare al minimo il contatto umano e la richiesta di informazioni al personale, gestione degli imprevisti (volete il lettino? sì/no).
d) Lo spogliatoio: non penso ci sia bisogno di aggiungere altro. I corridoi delle piscine portano sempre in posti strani e si finisce sempre per girare in tondo, tipo in Labyrinth, incluse anche le mamme con i bambini piccoli.... ma quando incontri David Bowie agli angoli, è completamente nudo.
e) L'atto del bagno: tutto sommato qui nulla da segnalare, a meno che le corsie non siano strapiene come fiocchi d'avena in un bicchiere di latte (eviterò la metafora dei vibrioni colerici nel golfo di Taranto, anche se sarebbe più appropriata).
f) Post-bagno su lettino/prato: anche qui, tutto liscio.... ci si fa i cavoli propri in relativo relax.
g) Basta ci siamo rotti il cazzo ora si va a casa: siccome questo momento non si verifica mai oltre le massimo 2 ore dall'arrivo, neanche qui ci sono criticità ed è sicuramente il momento più bello dell'uscita.
CONCLUSIONE: le fasi a,b,c sono le più delicate. La fase d è un po' confusionaria, ma perfettamente gestibile una volta superato quel secondo di disperazione, quando sei da solo nel segreto dello spogliatoio, che ti fa pensare "ma perché?".
2- Definire xyz
Questa è la parte più difficile. Disagio è troppo facile. Analizzando gli step di cui sopra, forse è più ansia da maniaco del controllo, mista a un pizzico di fobia sociale. Di fatto poi siamo andati in piscina, e i momenti salienti sono stati:
- Qualche secondo di incertezza su quale fosse l'entrata. Gestione: no stress
- Qualche minuto tra l'acquisto del biglietto e la sistemazione sotto l'ombrellone, che ha implicato un rapido confronto con lo spogliatoio semideserto, l'interazione con il "responsabile di prato" (uno che ti guarda il biglietto e ti accompagna all'ombrellone, non saprei come altro chiamarlo), la svestizione sotto l'ombrellone. Gestione: alto livello di xyz in fase di spogliatoio, soprattutto per capire dove fosse e come funzionasse (all'insegna dell'abbattimento delle barriere gender, ora non c'è solamente quello degli uomini e quello delle donne... ma ci sono i sottotipi per under12, disabili, uomini [PERCHE'? I DISABILI NON SAREBBERO ABBASTANZA UOMINI? Allora come chiamarli? Abili? PERCHE'? I DISABILI NON SONO ABILI? Ok, il concetto penso sia chiaro.])
- Dalla svestizione al bagno, tutto ok, nonostante ovviamente le persone a un metro e mezzo (grazie COVID-19, almeno per questo ti dobbiamo dire grazie) in mutande, come se nulla fosse. E tu lo stesso.
Quindi a ben considerare sì, tutto si ricollega al mio desiderio di programmare al dettaglio in anticipo lo schema della giornata. Non sapere esattamente cosa mi attenda, mi genera xyz, che ha come effetto quella che io chiamo "modalità robot": agire rapidamente per arrivare dritti all'obiettivo, come una ruspa che abbatte un ostacolo, scotomizzando qualunque altra distrazione (es. conversazione su qualche altro tema, variabili che potrebbero complicare inutilmente il quadro).
Ma di fatto, ancora non sono riuscito a definire xyz, dopo averne delineato origine ed effetti. Fisicamente, questa cosa si manifesta con rigidità/tensione muscolare e accelerazione motoria, accompagnata da iperideazione (nelle fasi più vicine all'evento) o al contrario paralisi del pensiero (quando ancora manca molto all'evento, preferisco non pensarci e rimandare il momento in cui dovrò preparare il borsone). Forse in futuro in queste situazioni devo fermarmi un attimo a studiare meglio la sensazione. Ad esempio difficilmente la sensazione può essere ansia, se non c'è un aumento della frequenza cardiaca... questo potrebbe essere un ottimo marker. Ma c'è anche nella tensione.
Ok, per concludere, xyz = tensione di certo, ansia più no che sì.
Fastidio? Non credo
Paura? Non credo
Rabbia? No
Tristezza? No
Disgusto? No
Sorpresa? No
Ok, punto 2 miseramente fallito... non sono in grado di definire con esattezza xyz.
3- Perché provo questa roba?
Tralasciando le motivazioni ancestrali-genitoriali, penso che l'origine di tutto sia la mania del controllo.
FINE. Cosa ho imparato da questa faccenda? Che andare in piscina tutto sommato è ok (ossia la considero un'esperienza al pari del nulla emozionale tipico dell'alessitimico* in cui annega tutto il resto, un piatto "sanza infamia e sanza lodo"). Sono le fasi preliminari a generare xyz. Se mi preoccupassi meno di pianificare vivrei senza angustie la cosa, e nella peggiore delle ipotesi arriverei in piscina senza il costume... nessuna tragedia. Devo ricordarmi di leggere questo post l'anno prossimo, quando tornerò in piscina.
* alessitimico o bruto? Una questione aperta.

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