Quando ho scoperto di essere alissitimico

 Partiamo da una premessa che potrebbe già da sola invalidare tutto il seguente post e il blog tutto: in realtà non sono alessitimico. Per meglio dire, non ho una diagnosi ufficiale di alessitimia. Inoltre credo di non sapere neanche di preciso cosa sia l'alessitimia. Certo, ho letto "su internet", ma dato che ogni giorno ho a che fare con persone che lo fanno e che pensano di sapere tutto e di più sugli argomenti di mia competenza professionale, penso di avere la lucidità per capire che non essendo uno psicologo, in realtà non potrò mai conoscere l'alessitimia in maniera approfondita.

Inoltre mi è capitato di leggere un blog di una tizia che pensa anche lei di essere alessitimica dopo aver compilato un test sul CIOE', quindi anche se fossi sicuro al 100% di essere veramente alessitimico, non lo ammetterei mai per paura di somigliare a lei.

L'alessitimico più famoso dello spettacolo

Ma venendo al punto, la mia storia è abbastanza breve: un bel giorno mia moglie, che sta per laurearsi in psicologia, mi dice che sono alessitimico. Punto. In quel momento avevo il cervello spento e lo sguardo sintonizzato su techetechetè, al momento unica trasmissione televisiva che riesco (a volte) a seguire senza avere voglia di essere in un'altra dimensione spazio-temporale e senza sentirmi sporco dentro. All'inizio la cosa mi ha lasciato indifferente (da buon alessitimico?), ma ho compilato il test diagnostico validato per accontentarla. Risultato: borderline. Ma secondo lei le mie risposte sarebbero state troppo caute (come farebbe un alessitimico? Forse il vero alessitimico risponde in maniera MEDIA a tutte le domande, quindi forse il vero alessitimico non totalizza punteggi alti di alessitimia? Siamo nella meta-alessitimia?).

Comunque ok, il mio livello di interesse per la cosa si è ridotto ad un "ma pensa! Buono a sapersi" e archiviato, non del tutto convinto della faccenda.

Nei giorni successivi ho iniziato a scherzarci e ad addurlo a giustificazione di ogni mio comportamento socialmente eccepibile. Avevo addirittura iniziato ad apprezzare il fatto di poter essere alessitimico, in quanto sinonimo di essere duri. Un piccolo Clint Eastwood casalingo che non prova emozioni perché troppo duro e bruto per farlo.

A cena preferisci insalata semplice o insalata con mais? --> Sono alessitimico, come potrei saperlo?
Stasera pizza a casa o usciamo? --> mi spiace, sono alessitimico
Ti è piaciuta la pizza? --> non stai rispettando la mia alessitimia.
Stasera film o stai al PC? Cosa ne pensi del fatto che... Come ti ha fatto sentire sapere che... --> mi avvalgo della facoltà di essere alessitimico.

Insomma, essere sposato con una psicologa già di per sé non è facile, e questa stessa cosa può renderti alessitimico, perché qualunque cosa dirai o farai sarà psicoanalizzato e usato contro di te. Quindi io, persona già cauta, prima di rispondere o espormi penso sempre a come la regina potrebbe farmi scacco matto in tre mosse, a seguito di come sposto il mio pedone (giuro, è la prima figura che mi è venuta in mente, non l'ho fatto per evitare di sembrare arrogante scegliendo di essere il re).

A prescindere da ciò, è innegabile però una certa aridità del mio mondo interiore. Ho dovuto prendere atto del fatto che spesso provo sensazioni quasi fisiche (tensione da ansia, ad esempio), frutto di emozioni difficili da decifrare, per me. Sono stato spesso sorpreso (sempre dalla psico-moglie) a non capire se provassi frustrazione, rabbia, paura o altro verso una certa situazione che oggettivamente mi procurava un confuso disagio, ossia un "groppo" nel petto sbiadito e sfuggente a cui non sapevo dare una forma, un nome, un colore, oltre all'escludere con buona certezza il fatto che potesse trattarsi di un infarto o reflusso gastro-esofageo.

Ed è così che mi sono convinto: non importa realmente se io sia alessitimico sul serio o per "gioco", questa è comunque un'opportunità per intraprendere il mio viaggio emozionale.









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